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marzo 2016

Perché fare un corso di formazione professionale

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La Formazione Professionale rappresenta, oggi più che mai, la risposta alle tante aziende in costante ricerca di professionisti che rispondano alle loro esigenze.

Forse però non sappiamo che è anche l’arma che ognuno di noi può utilizzare per imparare la professione verso la quale sentiamo di essere più orientati.

La Formazione Professionale è un sistema gestito dalle Regioni italiane ed affidata ad Istituti che, per erogare corsi e rilasciare Qualifiche autorizzate e riconosciute sul territorio nazionale ed europeo, devono possedere elevati standard qualitativi.

Tale sistema rende possibile maturare ed acquisire competenze ed abilità da spendere nel mercato del lavoro, senza dover impiegare tempi troppo lunghi.

La possibilità di intraprendere un percorso di Formazione professionale è praticamente rivolta a tutti: giovani diplomati e laureati che vogliano migliorare ed approfondire le proprie conoscenze in un determinato settore; ragazzi che abbiano terminato il percorso di assolvimento all’obbligo scolastico e cerchino di inserirsi nel mondo del lavoro; disoccupati che vogliano rimettersi in gioco; lavoratori che intendano migliorare il loro bagaglio di competenze.

Frequentare un corso di formazione autorizzato è una scelta importante che va fatta prima di tutto sulla base delle attitudini e delle motivazioni che ci spingono ad imparare una professione.

La miglior cosa da fare è affidarsi ad un Servizio di Orientamento che l’Istituto autorizzato stesso deve essere in grado di fornire a chi fa richiesta di un determinato percorso formativo.

Un colloquio di orientamento e selezione è il mezzo attraverso il quale sarà possibile individuare realmente il corso più adatto alle proprie caratteristiche ed esigenze.

È attraverso la descrizione dettagliata del corso, l’illustrazione delle materie e degli sbocchi occupazionali, la possibilità di svolgere un tirocinio formativo o un laboratorio pratico, che sarà più semplice individuare il corso di formazione migliore rispetto alle singole attitudini.

Le nostre storie di successo e le testimonianze quotidiane dei nostri allievi ci mostrano quanto sia stato importante, nel corso degli anni, aver saputo orientare le persone verso la scelta giusta!

Chi è l’educatore per l’infanzia e in cosa consiste il suo lavoro?

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L’Educatore per l’infanzia è, come suggerisce il titolo, una figura professionale che ha conoscenze e competenze specifiche nel campo dell’educazione e della formazione dei bambini.

Questa nuova figura sostituisce l’Operatore per Infanzia (O.P.I.), con tante abilità e competenze in più che permettono di seguire i bambini nel percorso di crescita e sviluppo delle loro capacità creative e relazionali. Si parla quindi di bimbi a 360 gradi: dalla didattica al momento del pasto, dalle attività ludiche e integrative  ad attività finalizzate alla socializzazione.

L’educatore progetta e realizza iniziative culturali, ricreative ed espressive, promuovendo l’integrazione, lo sviluppo delle capacità del bambino, l’apprendimento e l’attuazione di percorsi di autonomia.
Il suo compito è quello di organizzare e gestire tutti gli eventi quotidiani dei bimbi attraverso l’attuazione e la produzione di spazi e progetti educativi che rispondano alle loro esigenze e ritmi di sviluppo.

Presupposti necessari per diventare un buon Educatore sono alcuni tratti caratteriali come la sensibilità e l’attenzione ai problemi infantili, dovendo egli lavorare in qualsiasi ambito, cultura e sociale, a stretto contatto con le famiglie e in collaborazione con altre figure professionali.
Questa figura, infatti, può operare all’interno di strutture socio-educative, pubbliche o private, come Asili Nido, Scuole materne ed elementari, centri doposcuola, centri per l’affido e l’adozione, case famiglia, ludoteche, reparti ospedalieri pediatrici e così via.

Per saperne di più su come diventare Educatore per l’Infanzia, clicca qui:
http://www.ilsformazione.it/home/corsi/corso-educatore-infanzia/

Il colloquio di lavoro

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L’abito non fa il monaco, si dice, ma in alcune occasioni non è così.
Durante il colloquio di lavoro, ad esempio, oltre a valorizzare le proprie competenze professionali cercando di far capire al selezionatore di essere il miglior candidato possibile per il ruolo offerto, è importante anche apparire nel modo giusto, trasmettendo un’immagine vincente. Come si fa?
In questo articolo vi daremo qualche consiglio.

La prima telefonata.
In linea di massima, il colloquio inizia già dalla prima telefonata, il momento in cui si viene contattati per verificare la reale disponibilità e interesse al posto di lavoro. La telefonata è infatti il primo filtro utilizzato dall’azienda per evitare di perdere tempo e procedere con la selezione del personale più adatto al lavoro: solo se sarete valutati in modo positivo, infatti, verrà fissato un incontro fisico presso l’azienda o l’agenzia di lavoro interinale.

I nostri consigli: siate cordiali e disponibili, isolatevi se siete in mezzo ad altri per dedicare alla telefonata tutto il tempo e l’attenzione che occorre.

Come vestirsi per il colloquio di lavoro.
La prima impressione è molto importante. Non ci sono regole precise, ma noi consigliamo di indossare abiti sobri ed evitare capi eccentrici, adattandosi per quanto possibile al ruolo per cui ci si sta candidando. Abiti scuri per gli uomini, vestiti decorosi senza scollature esagerate o trasparenze per le donne. Importante la cura del corpo: barba fatta o almeno non più lunga di un giorno per gli uomini e un filo di trucco naturale per le donne andranno più che bene.

Il colloquio.
Ricordatevi che il colloquio di lavoro è un momento di tensione anche per il selezionatore, che ha il difficile compito di individuare tra tanti candidati il più “giusto” per ricoprire il ruolo offerto.
Attraverso le domande che porrà durante il colloquio, egli cercherà, oltre a valutare le competenze professionali, anche di fare un’analisi generale del vostro profilo personale, cercando di capire come potreste eventualmente inserirvi in un gruppo di lavoro già affiatato, quanto siate motivati, quale apporto e nuovi stimoli possiate portare al team, e tanti altri aspetti davvero importanti per l’azienda.
I nostri consigli: evitare assolutamente di assumere l’atteggiamento “mi va bene qualunque lavoro, basta lavorare”.
E’ un atteggiamento controproducente che non farà buona impressione.
Invece, consigliamo di rispondere in modo breve e veloce a tutte le domande, cercando di non cadere mai nel silenzio. Con serenità, è importante porre l’accento sui propri lati positivi e magari accennare anche alle aree della vostra personalità in cui potreste migliorare. E’ molto importante saper individuare la motivazione di fondo che vi spinge a volere la posizione lavorativa offerta e mettere opportunamente in risalto le proprie capacità professionali e in che modo possiate rendervi utili nella posizione che vorreste ricoprire. Prepararsi qualche giorno prima ricercando informazioni sull’azienda e sul ruolo offerto è davvero fondamentale. Anche se lo avete già inviato, portatevi una copia del vostro CV.
Di soldi o contratti raccomandiamo di parlare solo in un secondo momento, quando riceverete la comunicazione che la selezione ha avuto esiti positivi.

In bocca al lupo dall’Istituto Luigi Sturzo!

I nostri consigli per trovare il lavoro dei vostri sogni

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Forse non tutti sanno che il termine “lavoro” proviene dal latino “labor”, il cui principale significato é “fatica”.
Certo, al giorno d’oggi, la vera “fatica” sembra attivarsi per cercare il lavoro dei propri sogni!
Eppure sono centinaia i blog e i siti che ci raccontano storie di successo, esempi di persone che hanno “faticato” quotidianamente fino a realizzarsi professionalmente, persone che, con passione ed energia, hanno investito il loro tempo nella costruzione del proprio futuro lavorativo e nella ricerca della professione perfetta.
Come hanno fatto?

In questo articolo noi dell’Istituto luigi Sturzo vogliamo darvi qualche consiglio per rendere la vostra ricerca più
efficiente e mirata.

Agenzie interinali o centri per l’impiego: cosa sono?
Le agenzie interinali, più comunemente note come Agenzie per il lavoro, sono agenzie private che svolgono un duplice compito: selezionare personale per conto di aziende che ricercano specifiche figure e trovare lavoro alle persone che si iscrivono ai loro elenchi a questo fine.
Le aziende acquistano dalle agenzie interinali il “servizio” della ricerca del personale e, allo stesso tempo, acquistano anche il diritto a utilizzare le risorse (i lavoratori) e gestirle. Il lavoratore selezionato sarà dunque dipendente dell’azienda ma il suo reale datore di lavoro sarà l’agenzia che lo ha collocato in quella posizione lavorativa.
Questi rapporti tra agenzia, cliente e lavoratore vengono regolamentati da due tipi diversi di contratto:

  • il contratto di somministrazione stipulato tra l’agenzia per il lavoro e l’azienda che ha richiesto il suo
    servizio
  • il contratto tra lavoratore e agenzia interinale, che diventa a tutti gli effetti il suo datore di lavoro

Di solito questi contratti sono a tempo determinato ma il rapporto lavorativo tra lavoratore e azienda puo’ naturalmente evolversi per conto proprio ed eventualmente trasformarsi in un’assunzione diretta da parte di
quest’ultima.

Primo passo dunque: iscrivetevi a un’agenzia interinale (come Adecco o Manpower) inviando il vostro CV online oppure presentandovi di persona presso le agenzie della vostra città.

Registrazione sui siti per la ricerca del lavoro.
Sono tanti ormai i siti internet dedicati a chi offre e a chi cerca lavoro. Il secondo passo per trovare la professione dei propri sogni è senza dubbio quello di iscriversi ai più importanti (tra cui infojobs.it, job rapido.it, subito.it, monster.it, trovalavoro.it e così via) e compilare l’apposito form con i propri dati, le esperienze lavorative, i titoli di studio, impostando anche le notifiche via email per ricevere aggiornamenti su determinate professioni (con la possibilità, quindi, di essere avvertiti con una email ogni volta che viene pubblicato un annuncio relativo alle posizione lavorative di vostro interesse).

Importanza della formazione per l’acquisizione di competenze e abilità.
Il mercato del lavoro è duro ma chi ha capacità e competenze trova sempre la sua strada! Per questo non possiamo che consigliarvi i corsi di formazione dell’Istituto Luigi Sturzo, Ente riconosciuto dalla Regione Campania: i nostri docenti qualificati sapranno prepararvi al meglio nella teoria e nella pratica di professioni sempre più diffuse, rilasciando qualifiche valide su tutto il territorio nazionale ed europeo. Per scoprire tutti i nostri corsi e iniziare a costruire il vostro futuro basta cliccare qui.

Scrivere una buona lettera di presentazione e un Curriculum Vitae adatto.
Spesso ai selezionatori per le aziende occorrono solo pochi minuti per capire da un CV se il candidato è idoneo a svolgere il lavoro richiesto. Per scrivere un buon CV vi rimandiamo ai nostri consigli già pubblicati in uno degli articoli del nostro Blog.

Nel prossimo articolo ci occuperemo di come svolgere un colloquio di lavoro vincente, seguiteci!
Nel frattempo, in bocca al lupo dall’Istituto Luigi Sturzo!

La figura professionale dell’Animatore Sociale

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Chi è l’Animatore Sociale, cosa fa e dove lavora?
Sono solo alcune delle FAQ (domande frequenti) su questa professione che possono venire in mente a chi stia valutando diverse possibilità per il proprio futuro o a chi voglia approfondire la conoscenza di questo sbocco professionale prima di iscriversi a un corso di formazione.
In questo articolo cercheremo di offrire le informazioni principali su una professione di cui si sente parlare sempre più spesso.

Chi è l’Animatore Sociale?
L’Animatore Sociale è un operatore che svolge diverse attività finalizzate a sviluppare le potenzialità di singole persone o di gruppi, promuovendo processi di prevenzione del disagio e favorendone l’inserimento e la partecipazione sociale.

Cosa fa l’Animatore Sociale?
L’Animatore Sociale progetta e gestisce attività di carattere educativo, culturale e di intrattenimento a diretto contatto con bambini, anziani, adolescenti, portatori di handicap, soggetti con disturbi psichiatrici e così via, lavorando a diretto contatto con le persone e portando avanti in modo continuativo attività ricreative, artistiche e motorie.
Gli ambiti di intervento dell’Animatore Sociale fanno riferimento a tre principali aree: area socio-culturale, con progetti e servizi di carattere culturale, espressivo e comunicativo; area socio-educativa, con progetti e servizi di carattere educativo, espressivo e ludico; area assistenziale e sanitaria, con servizi residenziali e semiresidenziali e nell’ambito di progetti di prevenzione, cura, riabilitazione e assistenza.

Con chi lavora l’Animatore Sociale?
L’Animatore Sociale opera in stretta collaborazione con altre figure professionali e con i servizi del territorio.

Dove lavora L’Animatore Sociale?
Egli trova collocazione, come lavoratore dipendente o autonomo, presso strutture pubbliche e private in cui si svolgono attività finalizzate alla promozione delle potenzialità di relazione, partecipazione e autostima individuali e collettive, e orientate alla prevenzione della marginalità e del disagio sociale.
Tra le strutture pubbliche e private con queste caratteristiche ci sono: servizi di asili nido, case di riposo, centri diurni per minori disabili, ludoteche, comunità educative per minori ed adolescenti, centri vacanze, SERT, centri di educazione territoriale e molte altre.

Quali sono le caratteristiche personali necessarie per diventare Animatore Sociale?
Per diventare Animatore Sociale occorre essere naturalmente dotati di un buona dose di simpatia, facilità a socializzare e far socializzare, essere in grado di lavorare in team, voglia di giocare, attitudine teatrale, buone doti comunicative ed espressive, tendenza al problem-solving, e una natura paziente, disponibile e sensibile. Tutte queste caratteristiche sono sicuramente necessarie ma non bastano:
per diventare Animatore Sociale occorre infatti seguire un corso specifico, al quale si accede con il pre-requisito fondamentale del diploma di scuola superiore.

Per saperne di più sul Corso di Animatore Sociale dell’Istituto Luigi Sturzo basta cliccare qui!

Come ottenere il riconoscimento professionale dei propri titoli all’estero

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Se state pensando di lavorare fuori Italia, questo articolo fa per voi: vi saranno spiegate le procedure per il riconoscimento delle qualifiche professionali in uno Stato europeo diverso da quello dove le qualifiche sono state ottenute.

Cos’è il riconoscimento professionale?
Il riconoscimento professionale è il riconoscimento di un titolo accademico che abilita allo svolgimento di una professione regolamentata svolta in regime di non subordinazione e in modo stabile.
È possibile richiedere questa forma di riconoscimento se si è in possesso di:

  • un titolo professionale ottenuto a conclusione di un percorso di o un titolo di abilitazione;
  • una qualifica professionale, cioè il possesso di specifici standard di conoscenza, abilità e competenze raggiunto tramite un corso di studi e/o un’esperienza lavorativa. La qualifica può essere certificata da un attestato di competenza o di formazione o da un’esperienza professionale. In Italia, le qualifiche professionali sono quelle relative ai settori artigianale, commerciale ed industriale.

Le professioni regolamentate possono inoltre avere un riconoscimento automatico dei titoli di studio o un riconoscimento parziale. Il riconoscimento è automatico per le professioni di medico, odontoiatria, veterinario, farmacista, infermiere, ostetrico e architetto mentre rientrano nel secondo gruppo circa 800 professioni.

Qual è la procedura per il riconoscimento della qualifica professionale?
Le procedure per accedere a una professione regolamentata in un altro paese dell’UE variano a seconda
delle vostre intenzioni:

  1. se l’intenzione è quella di stabilirvi stabilmente nel paese ospitante per esercitare la vostra professione, occorre il riconoscimento delle qualifiche;
  2. se, invece, volete prestare i vostri servizi solo temporaneamente, basta presentare una dichiarazione preliminare scritta all’autorità competente almeno un mese prima dell’arrivo nello Stato.

La Direttiva comunitaria (2005/36/CE) sul riconoscimento professionale, infatti, prevede la possibilità, per i soli cittadini dell’Unione Europea, di erogare prestazioni professionali occasionali (temporanee, sulla base di un rapporto di collaborazione continuativa) senza stabilirsi definitivamente nello Stato e senza iscriversi all’albo professionale nazionale. Se la vostra professione ha a che fare con la salute pubblica e la sicurezza, il paese ospitante potrebbe decidere di verificare prima le qualifiche.

Nel caso in cui si voglia svolgere la propria professione stabilmente in uno Stato europeo e si tratti di una professione regolamentata, occorre ottenere il pieno riconoscimento delle qualifiche prima di iniziare a lavorare. Bisogna, quindi, rispettare i criteri di legge finalizzati al riconoscimento dei titoli professionali (ad esempio: un titolo di studio, un esame di stato, un periodo di praticantato, eccetera).

Come si ottiene il riconoscimento delle qualifiche professionali?
Ecco tutto ciò che occorre fare:

  • Prima di tutto bisogna inviare via posta all’ufficio incaricato del Ministero competente una serie di documenti (tra cui certificato di nazionalità, di residenza e tutti i documenti che comprovano il possesso delle qualifiche professionali).
  • Entro 30 giorni il Ministero deve accertare la completezza della documentazione e, se necessario, richiedere ulteriori integrazioni.
  • Una volta ricevuta la domanda completa, il processo di valutazione della domanda si deve concludere entro tre/quattro mesi dalla data di presentazione della domanda.
    • 3 mesi per chi beneficia del riconoscimento automatico: medico, infermiere responsabile dell’assistenza generale, ostetrica, veterinario, dentista, farmacista o architetto.
    • 4 mesi per tutte le altre professioni.
  • Nel caso di differenze sostanziali tra le qualifiche professionali del richiedente e la formazione richiesta dalle norme nazionali del paese in cui si vuole andare, vi verranno richieste misure compensative (un tirocinio di adattamento oppure il superamento di una prova attitudinale).

Una volta ottenuto il riconoscimento delle qualifiche, sarà possibile accedere alla professione ed esercitarla alle stesse condizioni dei cittadini di quel paese.
In caso di rigetto della domanda, le autorità locali sono tenute a fornire tutte le motivazioni.

Nel secondo caso, quello in cui la propria professione non sia regolamentata nel paese di origine, sarà necessario dimostrare di possedere una esperienza professionale di almeno due anni svolta negli ultimi dieci.

Informazioni utili: enti di assistenza in materia di riconoscimento delle qualifiche professionali

  • Il Punto Nazionale di Contatto italiano: presso il Dipartimento per le Politiche comunitarie
  • Il CIMEA – Centro d’Informazione sulla Mobilità e le Equivalenze Accademiche

In ogni stato membro dell’UE esiste un punto nazionale di contatto per avere informazioni più dettagliate sulle norme e principi che regolano il riconoscimento delle qualifiche.

Come si scrive un Curriculum Vitae europeo?

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Il curriculum vitae è un vero e proprio “documento di presentazione”, da avere sempre pronto e aggiornato
con le ultime esperienze formative e lavorative, che può aprirci le porte del mondo del lavoro.
Ma come si scrive un CV europeo?

Probabilmente la cosa migliore da fare, prima di mettersi alla scrivania a scrivere il proprio, è quella di studiare il modo migliore per presentarsi e definire i punti fondamentali del proprio percorso che rispondono ai requisiti dell’inserzione specifica alla quale state rispondendo.
Il CV, infatti, deve essere sintetico e contenere le informazioni più significative e, soprattutto, più in linea con la figura richiesta.

Vi segnaliamo questo link Europass dal quale è possibile scaricare un modello da compilare e anche un’ottima e dettagliata guida per scrivere correttamente un CV europeo. Vi anticipiamo alcuni punti per un primo approccio alle sezioni che lo compongono.

Dati anagrafici
La prima sezione del CV è certamente quella dei propri dati anagrafici: nome e cognome, indirizzo, recapito telefonico, indirizzo email e così via sono le prime informazioni da inserire e contengono anche i canali attraverso i quali l’azienda, se interessata, potrà contattarvi.

Formazione
E’ consigliabile, come anticipato prima, personalizzare questa sezione del CV con le notizie e le esperienze più
inerenti alla figura lavorativa ricercata dall’inserzionista al quale lo state inviando. Le informazioni che non possono
mancare sono la data e la durata del corso di studi, il nome e la località dell’istituto, la tipologia, l’anno di
conseguimento dell’attestato e, se presente, il voto.

Esperienze lavorative
Per quanto riguarda le esperienze professionali, i dati da inserire sono più o meno gli stessi della sezione precedente;
naturalmente, riferiti alle mansioni svolte. Non occorre perdersi in dettagli ma è giusto essere esaustivi
e indicare tutte le tipologie di lavori finora svolti.

Abilità professionali
E’ una delle parti più personalizzabili del CV e consigliamo di sfruttare al meglio questa caratteristica, mettendo
in risalto eventuali obiettivi raggiunti o esperienze all’estero, sottolineando competenze linguistiche relative a
lingue straniere, capacità relazionali e organizzative, o tecniche, artistiche e così via.

Vi invitiamo ad approfondire ogni sezione con la guida disponibile al link che vi abbiamo indicato sopra e vi lasciamo
con qualche consiglio.

  • Il primo impatto è importantissimo! I datori di lavoro infatti impiegano di solito meno di un minuto
    per valutare un CV ed effettuare una prima selezione dei candidati.
  • Siate chiari e sintetici: il CV deve essere al massimo di 2 pagine.
  • La tua esperienza professionale è limitata? Inizia con il descrivere la tua formazione, dando risalto alle
    attività di tirocinio o volontariato che hai svolto!

In bocca al lupo a tutti dall’Istituto Luigi Sturzo!